Fonte: www.online-news.it
Dei BTP, ovvero dei Buoni del Tesoro Poliennali, negli ultimi mesi si è parlato molto, in virtù delle aste di grande successo bandite dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). Chi ha partecipato sa quindi sicuramente già di che cosa si tratta, ma per gli investitori - o potenziali tali - meno esperti e/o in cerca di titoli di stato dal rendimento pressoché certo può essere interessante approfondire l'argomento.
Partendo dall'inizio, dunque, i BTP sono certificati di debito con scadenza superiore all'anno e per l'esattezza a 3, 5, 10, 15 o 30 anni. Negoziati al Mercato generale dei Titoli di Stato per somme superiori ai 2,5 milioni di euro e al Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato (MOT) per quelle inferiori, i Buoni del Tesoro Poliennali sono emessi tramite asta, di solito con cadenza mensile, e possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1.000 euro o un multiplo di esso.
La peculiarità di questi titoli è che oltre al profitto rappresentato dalla differenza tra prezzo di acquisto (o di emissione) e prezzo di rimborso - come i Bot - i BTP consentono agli investitori di ricevere anche una remunerazione costante grazie a un flusso cedolare, ovvero un 'guadagno' fisso stabilito a priori (per mezzo di un tasso di interesse stabilito al momento dell'emissione) e solitamente 'staccato' a cadenza semestrale. I Buoni del Tesoro Poliennali, dunque, rappresentano un'ottima scelta per chi è in cerca di un investimento con un reddito certo e calendarizzato, oltre che caratterizzato da buona liquidità e sicuro
Se i proprietari di BTP, infatti, conservano i titoli fino alla scadenza, hanno la certezza di ricevere un rimborso pari al valore nominale, mentre se decidono di venderli prima devono tenere presente che sui Buoni del Tesoro Poliennali incide fortemente la volatilità del mercato, che è tanto maggiore quanto più è lunga la vita residua del titolo e dipende in modo inversamente proporzionale dai tassi: se questi aumentano, infatti, il valore dei BTP diminuisce e viceversa. Per tale ragione, i titoli di durata maggiore sono più 'rischiosi' di quelli con vita minore, così come a parità di durata i Buoni del Tesoro Poliennali lo sono in generale dei titoli a tasso variabile (CCT), dal momento che la cedola è fissa.

















